T.O. vs Podologi
I confini delle zone di competenza tra Tecnico Ortopedico e Podologo sono stati oggetto, in passato ma ancora oggi, di un acceso dibattito. Ricordiamo che il profilo professionale del primo è previstodal D.M. n. 665 del 1994, quello del secondo dal D.M. n. 666 sempre del 1994. Il profilo professionale del Tecnico Ortopedico
è stato inserito tra le professioni tecnico-sanitarie, area tecnico-assistenziale, quello del Podologo tra le professioni sanitarie riabilitative.
L’attività prevalente del Tecnico Ortopedico è di natura tecnico-assistenziale e infatti, citandone il profilo, esso prevede la “costruzione e/o adattamento, applicazione e fornitura di protesi, ortesi e ausili sostitutivi, correttivi e di sostegno
all’apparato locomotore” nonché l’addestramento del “disabile all’uso delle protesi e delle ortesi applicate”. L’unica fase di natura riabilitativa alla quale partecipa il Tecnico è quella multidisciplinare nella quale collabora con le altre figure professionali al piano di riabilitazione. Mi sembra dunque evidente e corretta l’allocazione del Tecnico Ortopedico in un’area tecnica e solo marginalmente riabilitativa.
Il Podologo invece, che individua e cura patologie della deambulazione, e può prescrivere e realizzare ausili che sono da considerarsi un completamento della cura stessa, senza rapporto di dipendenza dalla figura del medico, rientra nell’area riabilitativa.
Dove sta l’attrito tra le due figure? Quando sorge spontanea negli operatori del settore la denuncia di invasione della propria sfera di competenza? Dove sta la minaccia alla professionalità e alla quota di mercato che essa vuole difendere?
Il timore, talora fondatissimo, che il Podologo possa invadere le competenze del Tecnico Ortopedico, sta proprio nel testo del profilo professionale del primo, laddove il Legislatore ha previsto che esso “tratta direttamente, nel rispetto della normativa vigente … con metodi incruenti, ortesici, ..il piede doloroso”. E’ evidente a chiunque che consentire un intervento “diretto”, con metodi “ortesici”, sul “piede doloroso”, è un insieme di espressioni generiche che paiono autorizzare il Podologo ad intervenire sul piede anche costruendo plantari e calzature ortopediche, da sempre attività esclusiva del Tecnico Ortopedico. Il tutto aggravato dal fatto che il Podologo può intervenire libero da prescrizione medica e successivo collaudo, che può effettuare egli stesso.
Una sentenza del TAR del Lazio pare aver chiarito i confini dei due profili, pur rigettando il ricorso presentato a suo tempo. Infatti l’espressione “metodi ortesici”, a dire del Tribunale, non consente alcuna invasione di campo, in quanto si tratta di attività ben distinte dalle operazioni di “costruzione e/o adattamento” previste dal profilo professionale del Tecnico Ortopedico e che sono effettuabili solo dietro prescrizione medica e successivo collaudo. Dunque si sgombra il campo dal dubbio che “metodi ortesici” possa ricomprendere anche plantari e calzature su misura.
Le ortesi ortopediche podaliche sono “ortesi annesse alla calzatura”, e sono progettate e costruite per rimuovere la causa che determina l’alterazione e sono sempre annesse alla calzatura. Dunque pare essere pacifico che il campo del Podologo è delimitato all’applicazione di ortesi digitali podaliche, “le quali si manifestano sotto forma di masse elastiche e flessibili, particolarmente indicate per ridurre zone di ipercarico e per la correzione di dita deviate”.
Dott. Michele Clementi
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