Le criticità del settore
Desidero anzitutto salutare con favore la nascita di questo sito che approfondisce, in maniera laica, i temi più interessanti della tecnica ortopedica e desidero altresì ringraziarne i gestori per lo spazio che viene concesso a questa mia rubrica che, mi auguro, possa avere cadenza periodica.
Le problematiche del settore, da unpunto di vista aziendale, sono numerose. Alcune sono comuni a tutta la produzione italiana di questi anni (incremento del costo del lavoro e delle materie prime, inflazione, difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata, aggressione da parte di mercati stranieri
che beneficiano di facilitazioni a noi precluse), altre sono particolari e poco conosciute ai non addetti.
Vorrei di volta in volta affrontare i temi più spinosi ed attuali, evitando, se possibile, di ragionare per slogan, che hanno sempre una buona “presa” sul momento, ma producono anche un effetto di breve durata.
L’assistenza protesica in Italia vive da anni l’attesa di una riforma che sembra non arrivare mai. Le esigenze non sono solo quelle di una revisione tariffaria, ma anche di regole finalmente certe sulle modalità di erogazione. Avere incrementi nei prezzi di rimborso ma essere continuamente soggetti alla libera intepretazione che le AASSLL fanno della normativa vigente, serve poco.
Le tariffe
Il settore rappresenta un percentuale minima nella spesa del Servizio Sanitario Nazionale, se rapportato ad altri capitoli di spesa, si pensi a quello del farmaco.
Il Dpcm dei L.E.A. varato nel 2008 dal Governo Prodi, e mai entrato in vigore, sembra essere, dopo alcune modifiche che non ci è dato conoscere, pronto per il varo definitivo di Luglio 2009. Sarà però assente la determinazione tariffaria e, come è stato per il documento del 2008, sarà anche questo privo di una parte che lo renderà inapplicabile fino alla individuazione delle tariffe, la cui lavorazione ci auguriamo verrà condivisa con le Associazioni di settore.
Il Decreto Ponte che dovrebbe precedere la riforma dei L.E.A. dovrebbe introdurre, con l’incremento del 9% sulle tariffe del D.M. 332/1999, quell’omogeneità che un comma della Legge Finanziaria non era riuscito ad imporre a tutte le Regioni italiane (e su questo tema stendiamo un pietoso velo). Questo decreto conterrà le tariffe che ci accompagneranno fino alla individuazione di quelle nuove: auguriamoci che un documento “temporaneo” non rimanga in vigore troppo a lungo.
Un incremento del 9% dopo 10 anni di stallo è insufficiente. Lo dicono i dati inflattivi, non le aziende interessate, che, nel frattempo, stanno riducendo il personale (a onor del vero meno che in altri settori, dove la crisi è ancor più drammatica) e stanno sospendendo l’erogazione di dispositivi divenuti ormai antieconomici. Sarebbe più sensato che l’incremento del decreto contenesse una percenutale di aumento superiore, visto che il 9% è già un dato acquisito dal lontano 2004, e dunque per gli operatori di queste aree si tratta in realtà di un non-incremento. Oltre a ciò sarebbe il caso di riconoscere alle aziende che non hanno potuto beneficiare dell’incremento, la possibilità di recuperare il fatturato perduto.
Le modalità di erogazione
Il settore necessita principalmente di regole certe, che non consentano un continuo arbitrio da parte delle singole Aziende Sanitarie in merito alle modalità di acquisto. Negli ultimi anni abbiamo assistito a procedure pubbliche tutte teoricamente contestabili di fronte al TAR, prodotti acquistati con modalità vietate dalla Legge, aggiudicazioni a prezzi talmente bassi che la qualità del prodotto e del servizio correlato non potevano che essere di bassissimo livello. Sicuramente l’attenzione alla spesa, o meglio, allo spreco, dovranno accompagnare il Sistema Sanità per anni, ma sarebbe opportuno che la Parte Pubblica, ed in primis le Regioni, comprendessero quali sono le modalità di acquisto idonee al dispositivo che si intende comperare. Affidare l’acquisto di ausili per la riabiltazione allo stesso Funzionario che da anni si occupa delle gare con cui la ASL compera carta, penne biro, scrivanie, insomma beni e servizi, forse non è un ottimo inizio.
L’accreditamento
Il tema è delicato e deve essere affrontato nel rispetto delle strutture, di tutte le dimensioni, che fino ad ora hanno garantito l’erogazione dei prodotti previsti dai L.E.A. Ma su un punto tutti sono d’accordo: con la riduzione dei margini di guadagno e l’aumento di tutti i costi operativi, è oramai insostenibile la concorrenza sleale, perché di questo si tratta, di chi decide di operare nell’Assistenza Protesica senza però voler affrontare gli enormi costi che questa decisione comporta. Ambienti a norma di Legge e presenza obbligatoria delle professionalità necessarie dovranno essere osservate ovunque. Mi auguro che a breve si introducano regole graduate in base all’attività svolta dall’azienda: un certo tipo di requisiti per chi vuole vendere solo prodotti sanitaristici, un altro tipo di requisiti per chi vuole anche essere distributore di prodotti di serie, che spesso vanno adattati, e un altro tipo ancora di requisiti per chi vuole lavorare anche i prodotti su misura. Un accreditamento proporzionato alle lavorazioni svolte. Oggi invece assistiamo al fenomeno per cui tutti forniscono tutto, anche in assenza dei requisiti minimi.
Dott. Michele Clementi
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